Blog: Convegno “Intelligenza Artificiale e Computer quantistici”


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Convegno “Intelligenza Artificiale e Computer quantistici”

Sull’Intelligenza Artificiale c’è ancora tanto da dire e da fare. Il pubblico si avvicina al tema con diffidenza, paura e inconscia curiosità. Il convegno, che si e’ tenuto a Roma, oggi, 17 Maggio, presso la Pontificia Università Salesiana, “Intelligenza Artificiale (AI) e computer quantistici”, promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università e dalla FERPI, prova a dare delle risposte, e a spiegare come la paura del fenomeno derivi più da una ”ignoranza” di fondo, sinonimo di non conoscenza, e da un sistema di informazione prevalentemente indotto, piuttosto che da una reale sfiducia nel futuro tecnologico.

I relatori, tutti studiosi, nel senso di professionisti che avvicinano il “nuovo”, con metodologia empirica e approccio “super partes”, ci raccontano come l’IA risale agli anni ’60, e dopo i primi exploit, vive il suo “primo inverno”, ossia un allontanamento dall’eco mediatico, fino agli anni `90, quando IBM, da sempre all’avanguardia in questo settore, riaccende i riflettori: é il momento di Deep Blue, e della prima volta in cui una macchina vince un essere umano agli scacchi.

Questa storia è solo l’antefatto: più recentemente, una società inglese ha messo a punto un robot, in grado di vincere un essere umano a GO gioco strategico da tavolo, di origine cinese.

La definizione “Robot” nasce dalla fonetica della parola “robota”, che equivale a “lavoro” in lingua ceca, e dalla trasposizione della rappresentazione teatrale di “Rossum’s Universal Robot” di Karel Čapek, dramma utopico fantascientifico del 1920. Se qui i robot sono replicanti, nell’accezione con cui il termine sarà usato, da qui in poi, indicherà gli organismi meccanici.

Sta prendendo il via l’era dei robot funzionali e di servizio, definita “Robotica collaborativa industriale”, macchinari al servizio e in ausilio degli operai (www.fourbythree.eu) e robot assistenziali, in previsione dell’innalzamento, da qui ai prossimi anni, della popolazione over 60, per accompagnare gradualmente il progresso, dalla smart home allo smart environment.

Nasce, allora, un progetto volto a creare sensori per agevolare l’interazione sociale degli anziani, nonché robot muniti di misuratori di pressione per controllare il soggetto assistito.

Mancano ancora tutti i processi complessi; ne consegue che la nostra attenzione va spostata verso strumenti che “ragionino” e possano contribuire attivamente al nostro benessere.

Significativo l’intervento di Federico Mattei dell’IBM, relativo alla tecnologia quantistica in Italia: si parla, seppur con il medesimo acronimo, di “Augmented Intelligence”. In una schematica slide, vengono elencate le differenti “capacità” dell’ uomo e della macchina: laddove il primo “talks — listens- reads — chats — sees”, il secondo “understands, reasons (non esegue calcoli ma valuta e confronta solo ipotesi), learns (logica conseguenza di come si programma, partendo da esempi if/then, come con i bambini), interacts (chatbot con spostamento, nel futuro, verso il debate, il dibattito). Si passerà, in ambito diagnostico, dalla Narrow Ai (accuratezza meta umana e velocità per alcuni campi), ad un ampliamento a favore della Broad Ai (multidisciplinarietà), per avvicinarsi al traguardo finale della General Ai (trasversalità di apprendimento e di ragionamento verso un’autonomia più ampia). Dall’applicazione delle definizioni che dovremo introdurre nella ricerca, quali “fairness, explainability, security, accountability”, la trasparenza dovrà rappresentare il punto di partenza e di arrivo di questo lungo percorso, i cui primi risultati sono attesi non prima di tre/cinque anni, andando a definire lo scopo, affinché l’intelligenza artificiale sia e rimanga sempre a supporto e mai a sostituzione dell’essere umano. Andrà riscritta tutta l’informatica, per riscrivere la storia.

Francesco Sacco Bocconi, nel suo intervento, ci fa capire quanto tutte le infrastrutture siano governate dalla intelligenza artificiale, ecco perché assume fondamentale importanza la tecnologia 5G: in una epoca, in cui viaggiano milioni di dati, e in cui risulta spesso decisiva la velocità di connessione e l’energia impiegata, un ingorgo digitale diventerebbe, oltre che impensabile, anche pericoloso. Obiettivo prossimo, la gestione dei picchi di informazioni e di energia simultanei.

Nel lavoro, sempre più spesso si paventa una futura disoccupazione umana, a tutto vantaggio delle macchine. Saverio Lovergine, di INAPP, ci introduce nella quarta rivoluzione industriale, quella che ci accingiamo a vivere: le tecnologie devono riformulare il rapporto uomo — macchina nelle mansioni da svolgere, creando un “vantaggio comparativo”.

Mauro Grigioni del Centro di Ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità, parla di un futuro all’insegna dell’assicurazione di qualità, grazie agli stakeholder, sia in ambito diagnostico che terapeutico. La nostra sanità dovrà essere poggiata su due capisaldi: l’universalismo e l’equità, in quanto l’implementazione delle nuove tecnologie va oltre le pareti di un ospedale e deve andare di pari passo con la formazione, che assume lo stesso valore contributivo, all’insegna di una promozione di consapevolezza e di una infrastruttura di conoscenza, che sia equa e rispettosa.

L’intelligenza artificiale, oggi, in questa sede, assume una veste etica: riprendo un esergo di Luca La Mesa, il relatore successivo, che dice: «quando la competenza incontra la conoscenza si trovano nuove soluzioni». Non si deve temere il nuovo, o la tecnologia, essa non é né buona né cattiva, la differenza la fa, l’uso che se ne fa. Esistono droni, in grado di identificare se in un appartamento, la temperatura in una stanza é maggiore: cosa vuol dire? La temperatura più alta in un ambiente, di solito, indica che in quella stanza si sta producendo droga, ma questa tecnologia non è utilizzata dalle forze dell’ordine per catturare i malviventi, ma dai cartelli, per scovare ed eliminare la concorrenza.

Un ragazzo ha creato, con un vecchio telefono, un apparecchio in grado di riconoscere, nelle foreste, che sono piene di rumori assordanti e non così silenziose come immaginiamo, il rumore di una sega, per aiutare la guardia forestale a bloccare chiunque voglia abbattere un albero, per scongiurare le deforestazioni, prima causa di cambiamento climatico.

Felicia Pelagalli di Culture, riporta il focus sul trust, su una rinnovata fiducia nell’utopia, intesa come visione e non come illusione: non si deve andare più veloci ma nella direzione giusta. L’intelligenza artificiale deve assumersi anche questo compito, di guidare uno sviluppo etico oltre che tecnologico, proprio perché gli algoritmi, le reti neurali, assorbono anche i pregiudizi (un esperimento sul riconoscimento facciale ha mostrato di essere preciso al 99% su uomini maschi bianchi, ma solo al 34% su donne di carnagione scura). Alle reti neurali mancano due componenti squisitamente umane, la comprensione e l’intuito.

Conclude la mattinata di approfondimento Daniele Chieffi di Agi Factory, che, da esperto comunicatore quale é, ci espone l’odierno collasso tra bias cognitivi, algoritmi e contesto tecnologico: i dati di cui disponiamo oggi, le nostre interazioni social, hanno fatto sì che noi imparassimo a guardare e non ad osservare. Ci espone il fenomeno, prendendo spunto da una foto promozionale, dal set di “Jurassic Park”, nella quale il regista, Steven Spielberg, era in posa davanti a un triceratopo, simulando una tipica scena di caccia, e come la foto in questione, sia stata in grado di scatenare le proteste più agguerrite e sfrenate dei fan, che neppure si erano accorti che l’animale ritratto era estinto da milioni di anni. Siamo in un filter bubble, viviamo in perfette case di vetro, e creiamo un impatto di narrazione, nel quale la verità percepita è quella raccontata. Sta a noi, pertanto, diventare governatori della percezione e non più semplici comunicatori.

Riproduzione Riservata

Avv. Raffaella Aghemo

Source: Artificial Intelligence on Medium

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